Atitlán lake

Ciao Andrés, ebbene sì, sono io.
strano, vero? Un anno fa eri stato te a scrivere e io non ero stata in grado di formulare una risposta, e così quella mail rimase senza replica.
Mi rendo conto che a un anno di distanza sia tutto alquanto inutile, superfluo addirittura. Tuttavia, non è di quella mail che ti volevo parlare.

Sei mesi fa sono venuta a Bordeaux, ti ho aspettato nei giardini del Jacques Thibaud e ti ho visto. Ti ho visto arrivare, eri raggiante, sereno, incredibilmente bello e attorniato dai tuoi alunni. Mi sono nascosta, io non ce l’ho fatta, io – proprio come per la mail – sono stata una codarda. Ti ho osservato entrare e poi me ne sono tornata in albergo. Non ce l’ho fatta ad affrontarti, non me la sono sentita di farlo con i tuoi alunni presenti e poi, mi è venuta in mente la tua ex Cecilia, quella che a Bordeaux ci venne e ti affrontò per davvero. La rimandasti a casa senza che potesse davvero parlare e ogni volta che raccontavi quell’avvenimento la schernivi. Ecco io non volevo fare la stessa fine. Non volevo che ridessi di me, tanto meno che mi rispedissi a casa. Davanti ai tuoi alunni poi.
A casa, mi ci sono spedita io stessa. Il giorno dopo ero già su un aereo per Roma, che sciocca non avevo comprato un biglietto di ritorno, eppure lo sapevo che non ne ero in grado… ma chi volevo prendere in giro?
Continuo ancora ad avere bisogno di qualcuno che mi lanci nel fare le cose. Continuo ancora ad avere paura. Paura di me.

E così una volta tornata a Roma ho fatto quello che sapevo fare meglio: scappare. Avevo ancora un po’ di giorni di vacanza e decisi di andare via. Sola. Sono andata in Messico e in Guatemala. Eh sì, ho fatto il nostro viaggio. Confesso di aver avuto un po’ di timore, ma solo all’inizio, poi il Messico mi è entrato dentro, proprio come è successo a te. Ho dormito nei tuoi stessi posti… erano orribili… ma mi sono adattata anche se ogni notte desideravo un fottutissimo quattro stelle!

E poi, sono arrivata ad Atitlán. Meravigliosa. E mi mancavi, proprio come in questo preciso istante. Ci ho passato tre giorni e in tutte quelle sere ho fatto l’amore con te. Di notte, in riva al lago con l’immenso vulcano davanti a vegliare su di me. Il vento mi sfiorava delicatamente e pensavo fossero le tue mani, mi sono fatta accarezzare dal vento di Atitlán, ma sapevo che eri te. C’eri te in quell’arida terra, c’eri te quando mi sono immersa nel lago dopo aver goduto, c’eri te quando l’ultima sera decisi di dormire là fuori, perchè in fondo si stava meglio rispetto a quel motel e poi perchè quelle sere dovevano essere le NOSTRE sere. Mi mancò l’aria quando dovetti andarmene. Fu di nuovo panico. Di tanto in tanto ne soffro ancora e proprio quando penso di non averti più in testa, torna. Quasi volesse ricordarmi che te dalla mia mente non ci uscirai mai più. Col tempo ho imparato a conviverci e sopratuttto a gestirli. Cerco di respirare profondo, proprio come mi hai insegnato te.

Oggi è successo di nuovo. Ero sola e stavo andando in accademia. Avevo deciso di passeggiare, nonostante sia febbraio non fa così freddo, stavo per prendere via de Coubertin, quella che percorrevo quando ero al telefono con te, e le mie gambe non hanno retto, mi faceva male nuovamente il cuore. Mi sono affrettata a togliermi il cappotto, la giacca e la sciarpa, mi sentivo soffocare. Mi sono seduta a terra e d’un tratto sono iniziate a scendere le lacrime, tremavo ed ero sola. Ti avrei voluto accanto a me, come nei dodici mesi precedenti. Ancora non riesco a credere che le nostre strade si siano divise o forse come dicevi te: “si sono solo incrociate”. E si sa, gli incroci sono fatti per essere oltrepassati, mica uno se ne sta tutta la vita davanti a un incrocio! Prende attraversa e se ne va.

Ho conosciuto un ragazzo, era sul mio stesso volo di ritorno dal Messico, non si occupa di musica e non ha la minima idea di quella classica. E’ premuroso. Tanto. Anche lui cerca di farmi gestire gli attacchi di panico, ma non si spiega perchè mi vengono nelle situazioni più tranquille e normali. No, non gli ho parlato di te. Non gli ho detto che l’altra volta a Ostia il panico è arrivato perchè mi sei venuto in mente te e quella volta in cui l’abbiamo fatto dietro le siepi. Non potevo e non posso dirgli che ne soffro perchè mi manchi. Lui è così tenero. Lui sta cercando di rendermi felice e non ce la faccio a dirgli che lo ero e lo sono stata solo con te.

A volte penso, ma solo perchè mi fa comodo, che non sei mai esistito. Era tutta una fantasia. E non voglio raccontare i miei sogni. Così rimani solo nella mia testa. Così nessuno potrà rovinare quello che è stato.

E’ giusto scriverti questa mail? Forse no, forse ancora una volta, l’ennesima, sono stata egoista ma avevo e ho il disperato bisogno di dirti che ti amo.

Tua Sofia

——
La prima parte della storia di Andrés e Sofia è contenuta in questo post. http://follementeme.wordpress.com/2013/03/05/tutto-in-una-nota/

Heart broken

Pubblicato: maggio 16, 2013 in My poems
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Com’è un cuore infranto?
Sì, intendo dire com’è fatto.
Avrà una forma diversa,
si farà più piccolo oppure
il cuore resta sempre il cuore,
senza nemmeno una cicatrice.

Allora, perchè ci fa male il cuore?
Cosa combiniamo al nostro cuore?
Lo sovracarichiamo di responsabilità?
Gli diamo oneri che non dovrebbe avere?

Il mio non so se è spezzato, acciaccato, sgualcito oppure scheggiato.
Fa male.
Mi ha detto: “Non ne posso più. Basta. Metti fine a tutto questo e torna a respirare!”
“Ma cuore, come si fa?”
Attendo ancora una risposta.

Che animale sei?

Pubblicato: maggio 15, 2013 in Libri
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“Che animale sei?” – Copertina

Ci sono scrittrici che riescono a descrivere esattamente un momento della tua vita. E così, del libro tu ti senti la protagonista, più lo leggi, più vedi te.
Sono un’anatra, anche se in verità non so bene che animale sono, e ho incontrato un lupo, lui invece sa di esserlo, per giunta solitario e scrittore. Strani incroci, ma si sa, si scrive meglio quando si è soli. Tuttavia, non è questo il punto, nel testo c’è di mezzo un taxi, nella mia vita il mezzo di trasporto fu un altro.

Vi trascrivo per intero la pagina, pagina che più leggo più le lacrime non smettono di scendere perchè, anche se sono una pennuta, io il taxi non volevo mica prenderlo e invece… lo presi, eccome se lo presi…

Ah, l’autrice è Paola Mastrocola e il libro si intitola: “Che animale sei?”. E’ uno dei suoi primi romanzi, ma vi consiglio di leggere anche gli altri.

“… Il lupo diventò ancora più pensieroso. Rifletteva su come facesse mai una pantofola a morire. Ma ci mise troppo tempo a riflettere; avrebbe dovuto dire qualcosa e invece non le disse niente e il taxi, come fanno tutti i taxi del mondo, arrivò.

Lui la guardò salire. Pensava a mille cose: chissà come le sta bene un vestitino a fiori scollato, glielo vorrei comprare io, e invece adesso lei cosa va a cercarsi un fidanzato, meglio se non lo trova, o se quel cretino annega o se lo ingoia un castoro, e cosa diavolo ci sta a fare un fidanzato tra noi due, non c’entra niente, e io adesso glielo dico, e invece no, non glielo dico perchè devo andare in biblioteca a scrivere, anche se non ho proprio neanche un’idea in testa, ma poi lo so che mi viene, perchè le idee vengono sempre, le persone invece alle volte se ne vanno, sopratutto le persone un po’ speciali che magari hai appena incontrato e non vorresti che andassero via mai più, le legheresti al tuo braccio con un cordino, come si fa con i palloncini, ma anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo perso, che idioti!, cosa stavamo facendo quando li abbiamo persi, cosa avremmo potuto fare per non perderli mai, e io adesso cosa ci vado a fare in biblioteca, posso benissimo non andarci, e allora perchè ci vado, e lei sale su quel maledetto taxi…

O forse, semplicemente, era un lupo distratto. O aveva altri pensieri. O aveva una fidanzata lupa, magari ce l’aveva da dieci anni e non gli piaceva più ma non gliel’aveva ancora detto… O non pensava che quell’anatra era la storia della sua vita, perchè non è mai chiaro quale sia la storia della tua vita; o lo pensava, ma non abbastanza. A volte pensiamo una cosa, ma non abbastanza e, se non la pensiamo abbastanza, quella cosa pluff, se ne va…
O la vita è così e basta, il tempo non è mai quello giusto, le cose devono andare in un altro modo, e non è mai vero che siamo noi a decidere come devono andare le cose, le cose vanno come vogliono loro.

Sta di fatto che quel mattino quel lupo non fece niente per fermare quell’anatra. La lasciò semplicemente andare.
E quell’anatra se ne andò”.

Sulle punte

Pubblicato: maggio 14, 2013 in Pensieri
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“Fai bei sogni” – copertina

Lo faccio in ritardo. Io, l’amante della puntualità, scrivo in ritardo di un giorno.
Grazie. Grazie per gli auguri. Grazie a quelli che si sono ricordati tramite Facebook, a quelli che hanno preferito un messaggio privato o un sms o anche skype e whatsapp.

Grazie a chi non si è dimenticato del mio giorno, a chi ha cercato di chiamarmi e a chi mi ha fatta sentire un po’ speciale.
Grazie a Giacomo per il libro-regalo “Fai bei sogni”. Io non so se posso permettermi di sognare, a me ultimamente i sogni si tramutano in incubi.
Forse non a tutti è permesso sognare, figuriamoci a occhi aperti.

Mi ritrovo grande, maledettamente grande, e senza sogni. Peggio ancora, senza aspettative. Un volo in caduta libera e temo di non avere nemmeno il paracadute.
Vorrei tornare a quando avevo 3 anni e dicevo che sarei diventata una ballerina di danza classica, vorrei poter ritornare poi a quando ne avevo 12 di anni e scelsi la pallavolo, anzichè seguire la passione: la danza. Dovevo continuare a ballare, forse adesso sarei davvero una ballerina e chissà magari con qualche sogno.

Un po’ di Marche…

Pubblicato: maggio 10, 2013 in Photos
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RecanatiBurrasca in arrivoSempre caro mi fu quest'ermo collea righeOndeggiandoPalazzi a confronto
MonteluponeCrinieraDuomo di MilanoNon parlo, non sento... e non vedo?GardaLike arabic...
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Collage marchigiano… e le foto non sono finite qua… ne seguiranno altre.

I bagagli Ryanair

Pubblicato: maggio 9, 2013 in Pensieri
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Bagaglio Ryanair

Vorrei tanto misurare il contenitore delle valigie di Ryanair, al di là della poca convinzione in termini di cm, vorrei inoltre capire con quale criterio fanno “provare” i bagagli.

Perché? Perché ogni volta mi stupisco. A volte fanno provare valigie mini e lasciano passare zaini carichi come stive di navi e poi… che si provassero tutti!

Viaggio con lo stesso zaino da un bel po’ e finora solo una volta è stato passato al setaccio, la scusa? “E’ pieno!”. Gentilissima hostess, secondo lei come diamine dovrei viaggiare?
Mi carico uno zaino sulle spalle per far volume? Perché fa trendy? Certo che è pieno, solitamente ci metto dentro i vestiti, sa, io mi cambio! Scommetto che anche quello del tizio davanti a me è pieno! (Purtroppo queste parole sono rimaste solo sulla punta della mia lingua, mi sono stranamente contenuta).

Vabbè, per fortuna i 50 euro sono rimasti attaccati al mio conto… Almeno sino al ritorno. Paura!

Sant Jordi - rosa

Non solo in Inghilterra San Giorgio è il patrono, anzi la ricorrenza è molto sentita in Catalogna e nelle Baleari. Da queste parti è una sorta di festa del libro e dura per un’intera settimana. Ci sono sconti su qualunque tipo di manoscritto, ma la particolarità non è nella percentuale di sconto.

Si tratta di una festa a carattere marcatamente popolare, che unisce cultura e romanticismo. La tradizione vuole che le coppie il 23 aprile (si lo so ci ho messo un po’ a scrivere questo post) si scambino regali: gli ometti ricevono un libro, le fanciulle una rosa, buf, altro motivo per nascere uomo.

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In ogni modo, per questo motivo Sant Jordi è conosciuto anche come il patrono degli innamorati.