Letture

Strani poteri la lettura, viaggi restando seduto comodamente sul tuo letto (come spesso mi capita) o sul divano di casa. Questa volta non ho voglia di scrivere nessun pastone straziante ma seppur brevi dei consigli per gli acquisti come qualcuno li amava chiamare. Ovvio saranno in base a quello che leggerò… magari come al mio solito divagherò un pochino…

 

Oggi vi vorrei parlare del Sudafrica… iniziando un excursus alla lontana per arrivare a parlare del libro appena concluso di leggere…

 

I primi coloni furono inviati dalla Compagnia olandese delle Indie Orientali, con l’incarico di creare un insediamento stabile a Table Bay (odierna Città del Capo). La scarsità di manodopera impose l’uso di schiavi importati dall’India e dall’Indonesia o appartenenti alla locale popolazione koi-koi. Alla fine del XVIII secolo i coloni possedevano la gran parte delle terre della regione. Dopodiché la Gran Bretagna tentò di colonizzare il Sudafrica ma furono presto cacciati… Furono sempre gli Afrikaner (olandesi) a tenere il comando ed esasperando il loro feroce nazionalismo.

 

E’ in questo scenario che si colloca: IL LUNGO CAMMINO VERSO LA LIBERTA’, l’autobiografia di Nelson Mandela.

 

Figlio di un capo della tribù thembu, prese a interessarsi di politica quando ancora era studente. Nel 1944 con Tambo e Anton Lembede fu tra i membri fondatori della lega giovanile dell’African National Congress (ANC), diventandone il segretario nazionale nel 1948 e due anni dopo il presidente. La lotta di Mandela per ottenere la libertà dei neri ed anche delle popolazioni emarginate non si arrestò. Nel 1964 fu condannato all’ergastolo, trascorse diciotto anni nel penitenziario di Robben Island, quindi venne trasferito nel carcere di Pollsmoor, a Città del Capo. In totale passò 27 anni in carcere. Nel maggio 1994, con le prime elezioni libere del paese, in cui ebbe diritto di voto anche la popolazione nera, Mandela divenne il primo presidente nero del paese.

 

“Solo quando ho scoperto che la libertà della mia infanzia era un’illusione, che la vera libertà mi era già stata rubata, ho cominciato a sentirne la sete… … chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell’odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L’oppressore e l’oppresso sono entrambi derubati della loro umanità… … la libertà non è soltanto spezzare le proprie catene, ma anche vivere in modo da rispettare e accrescere la libertà degli altri. La nostra fede nella libertà dev’essere ancora provata. Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine”.

 

Questo brano chiude le579 pagine di un’autobiografia complessa, ricca di particolari ed emozioni come le arringhe dei suoi processi e il sentimento fiero e combattivo della sua gente, di un popolo oppresso che dopo secoli di schiavitù più o meno tacita è riuscito a liberarsi ed a guardare al domani a testa alta.

 

“Ma viene un momento, come è venuto per me, in cui a un uomo può essere negato il diritto di vivere una vita normale, in cui gli è aperta solo la vita da fuorilegge, perché lo stato ha deciso di imporgli tale condizione. Sono stato costretto a questa scelta e non ho rimpianti. Altre persone in questo paese, saranno, come me, spinte dalla prepotenza delle persecuzioni poliziesche e delle sanzioni amministrative a seguire la mia stessa strada. Di questo ne sono certo”. —— pag. 317

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