PAGINE E PAGINE DI NULLA SCRITTE DA NESSUNO

Non so cosa significhi scrivere per se, ho sempre indirizzato mail e/o lettere ad un destinatario ben delineato, a qualcuno che potesse leggere riga per riga e forse un po’ capire quello che stavo scrivendo (oggi i miei periodi sono sconnessi più del solito), e invece… nulla…Non è semplice scrivere per sé, in realtà si conosce bene cosa si prova e quello che si vuol dire e quando lo si visualizza spesso fa più male che pensarlo.

Nulla è così vero dei pensieri messi su carta, nulla ferisce quanto una penna che scivola tra i quadratini di un quaderno o di un mouse tra un “conteggio parole” di un pc! Nulla è tremendamente straziante del razionalizzare le sensazioni e/o emozioni per renderle più esplicative e capibili…

Nulla ti fa stare veramente solo di un foglio e dei tuoi pensieri che si attaccano alla mente come un cancro allo stomaco e non ti fanno pensar altro che alla tua sventurata condizione! Senza pensare o rendersi conto che in qualche scomparto di un treno con destinazione ignota, magari c’è qualcuno come me, qualcuno afflitto dai suoi piccoli/grandi problemi, persone che scappano per non pensare, gente che fugge da qualcuno o qualcosa, persone malate d’amore, persone che cercano affetto come pionieri del West, rendendosi poi conto che non è una pepita che fa la fortuna!

E’ vero, bisognerebbe esser sereni ed iniziare ad accettarsi per capire e comprendere tante cose di noi e di chi ci ruota attorno…

Ma la domanda è proprio questa: COME SI RIESCE AD ATTUARLO?

E’ semplice parlare, dar consigli ma per chi non ha i mezzi giusti per farlo, la realizzazione è ardua. Sarebbe come chiedere ad un muratore di edificare una casa con terra e fango, basterebbe poco per farla crollare!

Credo che spesso gli ingredienti che noi cerchiamo si trovino anche negli altri e aver qualcuno accanto sarebbe un modo per riuscire a camminare, piccoli passi come fanno i bambini, senza far diventare gli altri un bastone od una gamba di legno! Le proprie sole forze non sempre sono sufficienti o meglio non per tutti.

Non saprei come definirmi in questo momento…

Penso di essere un oggetto ignoto che vaga alla ricerca della sua dimensione e a quasi 25 anni sarebbe il caso trovarla alla svelta!

Sono un arcobaleno di quasi 1.65 con tonalità sbiadite dove rimangono ben marcate quelle scuse, quelle della notte destinate alle anime dannate, agli spettri che vagano senza meta, persone tormentate dai propri dolori (pensando erroneamente di essere le sole). Nel cuore della notte non si incontrano gli sguardi di nessuno, si guida a fari spenti per accenderli solo per scampare alla morte cerebrale perché è la paura che ci frena… sarebbe facile morire, probabilmente nulla di più semplice… ma chi vive nella notte forse si sente già morto e non ha bisogno di un referto medico che l’attesti. Si è già ombre e spiriti dell’incertezza, travestiti in bella vista solo di giorno, travestiti come maschere del Carnevale di Venezia per rapportarsi con gli altri.

E quindi?! Si passa la vita tra un atto I – scena I – interno giorno a stilare copioni di mille battute e tanti sorrisi. Ci si camuffa anche lì da Andrei Lloyd Weber ed ogni giorno si mette in scena una commedia nuova, con nuovi personaggi, nuovi intrecci con strani saltimbanchi.

I giocolieri di piazza… Picasso amava dipingerli di rosa e di blu ma avean sempre l’aria triste, un’aria malinconica da dove si poteva scorgere la paura e l’irrequietezza di vivere. Nessun grido di dolore come Munch ma qualche lacrima che scivola sulle gote come accadeva al giovane Pierrot. Mi sento un quadro di Dalì alla rovescia. Enigma e soluzione non sempre combaciano, come l’acqua per Escher scorre ma non si sa quale sia il suo inizio e la sua fine.

Ci si avvicina ma spaventosamente ed inspiegabilmente ci si allontana dalla meta ed una palla di rugby non è il mezzo adatto.

Bisognerebbe testare tutti i campi persino il curling…per capirci meglio…

Ogni vestito, ogni colore andrebbe provato ed indossato senza paura di specchiarsi, l’immagine riflessa è solo la nostra esteriorità, quella che guardano tutti e che tutti si permettono di giudicare perché in fondo è giusto così.

E allora si passa per superbi, arroganti, ambigui ed infantili oppure passionali, allegri ed affascinanti perché è il copione che l’impone. Siamo noi a  definirci, gli altri vedono con gli occhi con gli occhi di chi non sa e come dargli torto?!

Soffermarsi a capire richiede tempo ed una grossa dose di pazienza, sforzi e sacrifici e non possiamo chiedere alla vecchietta seduta a filare, al bambino che innocente ride e prende a calci un pallone, ad una coppia di innamorati che passeggia tenendosi per mano. E non si può pretendere nemmeno a chi riteniamo a chi riteniamo amico perché noi stessi siamo i primi a non farlo. O non sempre desideriamo avvenga… il nostro IO ha bisogno di tutele e la legge spesso non ci assiste, la piazzola s.o.s non è un salvagente utile e a volte non c’è nessuna voce che risponde alla tua chiamata.

Non tutti i pensieri sembrano chiari ma per chi vive di notte nonostante fuori splenda il sole, è facile capire… se non fosse così i miei pensieri non sarebbero tali e le frasi equivarrebbero ad una concatenazione di complementi e subordinate assistite dalla punteggiatura.

Cosa significa:  DEVI FARE CHIAREZZA IN TE, DEVI GUARDARTI DENTRO?

Grammaticamente credo di non avere problemi. C’è un soggetto sottointeso, un perifrasi verbale e un complemento… Insomma ad analisi logica andavo bene.

Ma non è come dire: TOM MANGIA LA MELA. E’ una scena che è facilmente ripetibile e soprattutto attuabile con un’azione concreta!!

Far chiarezza… è come dire armati di una scopa e fai le pulizie di Pasqua (che per l’appunto è appena passata!).

Guardarsi dentro costa ed è difficile. Raggi X ed ecografie non sono gli strumenti o almeno non credo lo siano.

Insomma la medicina non c’è favorevole così come la grammatica.

Chimica e biologia non sono adatte anche se molti utilizzano la chimica e l’alchimia per parlare degli affari di cuore… io pensavo occorresse dell’altro!

Geografia nemmeno anche se precedentemente s’è citata la parola meta e si sono fatte allusioni ai viaggi. Ma a meno che non abbiamo in programma nessun gita, laghi, fiumi, mari e colline non ci servono… sempre ribadendo il concetto: se non si vuole viaggiare. Magari un chiare e fresche e dolci acque stile Tetrarca potrebbe essere la soluzione.

Filosofia?! No… siamo alquanto “intrippati” di nostro e veli di Maya o Zaratustra non facilitano il districare la matassa!

Così come le lingue straniere. Si fa già troppa fatica a farci comprendere e comprenderci noi stessi con l’italiano ed impelagarci in un altro costrutto non faciliterebbe la nostra riuscita.

Matematica? Beh, se si volesse calcolare quante parole sono state fin qui scritte o comprovare quanti neuroni ci sono rimasti con relative sinapsi potrebbe essere una soluzione anche se per quanto mi riguarda rimarrei delusa perché mi rimarrebbe molto poco… indi… meglio non correre questo rischio!

Economia? Escluderei anche questa… c’è una tale congiuntura e depressione in Italia che questo basterebbe per scartarla a priori.

Diritto? Solo per arrogarci la possibilità di protestare con noi stessi, di sputarci davanti ad uno specchio così si vede il volto di chi ci sta davanti e di litigare con ciò che viene definito “la nostra anima!”

Non rimane che la letteratura ma resteremmo delusi dai mille grigi personaggi che vanno in cerca d’autore, delle pene di Werther, dalla paralisi della gente di Dublino, dal suicidio di Madame Bovary, dal conflitto esistenziale di Narciso e Boccadoro, dai senza diritto, dai desaparecido e dalla solitudine di Leopardi. Scenari a molti poco confortanti, ma sono così veri, così vicini al nostro Io, alla nostra “famosa” ANIMA PEREGRINA, quella che si siede accanto a noi senza dar troppo fastidio o far rumore, quella che in silenzio si trascina le catene ed incespica camminando, la stessa che tenta di venir fuori dalle sabbie mobili, la stessa che urla nei giorni di acuto dolore senza venir udita.

Nemmeno noi stessi ci curiamo di lei se non quando sentiamo di avere lo stomaco dilaniato, il petto sanguinante, respiro affannoso e sensazioni continue di vertigini anche se apparentemente nulla di tutto ciò viene palesato in pubblico o avviene letteralmente… ma è così, e solo allora ci accorgiamo di star male veramente, avvertiamo che ci manca qualcosa e non è il guardarsi dentro che ce lo ridarà!

La nostra animaci invia chiari segnali di come siamo e soprattutto come stiamo…ma oramai il gioco delle finzioni e dei travestimenti ha ingannato anche noi. Siamo schiavi e ci messi in trappola da soli, noi abbiamo creato una catena che chissà quando avrà fine. Siamo tutto ed il contrario di tutto. Siamo per  utilizzare Pirandello: UNO, NESSUNO E CENTOMILA!

Uno solo per il conteggio demografico, centomila come i nostri ruoli ed i nostri spettatori pronti ad acclamarci o a fischiarci qualora lo spettacolo non fosse di loro gradimento. E poi… siamo NESSUNO ma non come Nemo lo fu per Ulisse a volte siamo nessuno per trasparenza, qualità e dati alla mano.

Ho iniziato a scrivere per me stessa ma ho quasi sempre utilizzato il NOI come se fossi un nobile di una famosa stirpe nascondendomi ancora una volta dietro le parole e falsi nomi. Sono io in tutte le parole, io arcobaleno sbiadito, io frasi “ironiche”per sdrammatizzare me medesima.

Sono io in molte cose (troppe) non dette e forse sottointese… sono io adesso seduta pensando a quello che non è conveniente scrivere… ma ci sono giorni nei quali si riversa tutto nelle parole visualizzate e tutto scorre per vederne di più, per comprendere come la conclusione mentale possa generare pagine apparentemente senza senso… per capire ME in fondo.

So come sono, come appaio e come vorrei essere… 3 diverse tipologie alcune non attuate, altre realizzate male tanto da non farmi amare perché in fondo è solo quello che cerco e quello che ho sempre desiderato mi accadesse nella vita: essere AMATA per come sono, senza merletti, tacchi, cappelli strani, trucchi da mago e false ipocrisie.

Io con i miei difetti, le mille parole al minuto, con i sorrisi e la fasulla aggressività. Senza veli, senza simulazione, nuda come appena nata e con il bisogno di piangere tra le braccia di un “fattore X”.

Ma mi rendo conto di non essere in grado di uscire dal mio vortice perché è come ho scritto prima: sono intrappolata!! E forse, non ne voglio uscire!

Io, probabilmente, sono nata per salire sul palcoscenico della quotidianità e recitare me stessa con grandi reclami e parole artificiose senza sapere cosa significo! Pagine e pagine di nulla scritte da nessuno…

Dovrei dare a me stessa un volto, definendomi con i colori che ho a disposizione senza farmi assomigliare ad un pezzo di carta scritto ed accartocciato.

—————————————- FINE PRIMA PARTE ———————————

19 APRILE 2006

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