ROSSO

Era dolce il modo con cui nascondeva l’imbarazzo, teneva gli occhi bassi per paura di incrociare il mio sguardo ed io guardavo le sue mani con in mano un foglio di carta. Ed io… ero vestita di ROSSO, color merlot, sanguigna e speziata come un vino di Sicilia, lunghi capelli neri, sciolti oltre il mio seno come una danzatrice del ventre. Lo sguardo fiero ed innocente come lo sono tutti i ventenni. Allegra ed ambiziosa, le mie arme per sfidare la vita. Poi è apparso lui, gentile come la strega di Biancaneve, etereo anche se ha paura degli anni, diavolo e angelo allo stesso tempo. Ha tessuto una tela come i più abili dei ragni e ci sono caduta dentro, imprigionata dai miei stessi sogni, quelli che cullavo da bambina giocando con le Barbie. Amavo l’uomo dai capelli scuri, amavo l’uomo dei miei pensieri, amavo l’idea di essere amata. L’ho stampato nella mia mente. Occhi da birbante, sguardo accattivante, sorriso letteralmente affascinante: è l’uomo dei miei sogni, senza ombra di dubbio.

Ero vestita di ROSSO e lui mi ha vista, ero vestita di ROSSO e lui ha posato i suoi occhi di me, ero vestita di ROSSO e mi ha dato la sua mano. Ero vestita e ha denudato la mia anima, ha accantonato le ombre e mi ha vista per com’ero… E’ l’uomo dei miei sogni, non ci sono dubbi!

Sono crollate le barriere immunitarie, nessun anticorpo, nessun custode dell’anima, l’ho consegnata per sempre a lui… non serviranno guerrieri, lance e caschi blu… Non servirà nulla che mi precluda ai suoi occhi. Lui sa chi sono, come sono… conosce l’amore e ne è a conoscenza di quanto ne ho da donarli, senza sosta, senza restrizioni, senza illusioni e false promesse, nessuno gioco alla roulette, non c’è il nero e il ROSSO… il banco non vince e non perde… il banco mi ha conquistata!

Timorosa del domani, irresoluta su come dare e dimostrare non ho capito come muovermi, le mie emozioni erano ammassate, pressate, stipate come zingari che percorrono lunghi viaggi in piccoli carri. Inerme, incapace, paurosa del freddo delle tenebre, il gelo cadeva su di me come una spada di Damocle. Non volevo più rimanere sola, ero arrivata al punto del non ritorno, non avevo nessun asso nella manica, solo emozioni e lacrime… le stesse che aveva anche lui. Ma ora il gelo era calato, la tanto tenuta tenebre era venuta… il ROSSO del tramonto contrastava con il nero della notte… Il ROSSO ed il nero della roulette.

Lontani durante i lunghi mesi che hanno portato alla separazione, ma bastava poco per prendergli le mani, addormentarmi sul suo petto, chiudere gli occhi ed immaginare di baciarlo. Avevo le sue parole, avevo il sapore della sua calda passione scorrermi nel corpo. Carezze, baci e prolungati sospiri, si chiudevano le tende, si abbassava la luce perché gli innamorati clandestini preferiscono la penombra ed diventavamo un solo corpo.

Lentamente una mano sfiorava il mio viso, scostava i capelli che dopo aver sciolto, cadevano lungo le spalle e spesso si frapponevano tra il mio ed il suo viso. Mi spogliava piano e nel contempo posava le sue labbra sulla mia bocca, poi sul seno e rapiva il mio corpo sfiorandolo con le dita, nudi distesi sulla paglia, su un prato, sulle nuvole distanti dalle parole, da sguardi indiscreti. Due persone che utilizzavano corpo ed emozioni per diventarne una sola per imprigionare il momento e ricordarlo nei giorni che seguivano un nuovo incontro. Rossa avvampavo in volto, incendi di metà estate che spesso si spegnevano con i problemi della quotidianità ma ritornavano puntuali perché quelli della passione e del desiderio difficilmente si posso arrestare con una secchiata d’acqua. L’amore non è un capriccio che può essere cancellato o spazzato dal vento di primo mattino. L’amore ROSSO di passione di scorre tra le vene come linfa vitale di sostentamento giornaliero e non si può farne a meno perché si soffrirebbe d’altitudine come accade per un asmatico. L’amore a volte vive di alti e bassi come se fossimo seduti perennemente su una montagna russa, si sale e così velocemente si scende ma non c’è un definitivo stop, il biglietto del delirio è già stato pagato ad inizio corsa. Quello che occorre è sapere lasciarsi andare, lasciar scorrere il sangue, ossigenarsi di baci, vivere il desiderio ed il furore e la gioia di fare l’amore. Prendere la persona amata e sentirla propria anche un solo istante, anche brevi attimi, ma sarà tua per il resto della tua/sua vita. Si è legati dal vincolo della rossa passione e non dalle parole fedeltà e finché morte non ci separi. Si fa solo violenza se si impedisce al corpo di “parlare”, ci si infligge pene dolorose solo per false idee e si finisce troppo presto quello che si aveva appena cominciato, è durato il tempo di un chewing gum e non è stata colpa dell’infame tempo. L’imprudenza è nostra, rei di obbedire alla razionalità e le emozioni non possono vivere con la ratio. Sono gli scienziati che cercano un connubio tra le due cose, sono i filosofi che cercano di fare camminare insieme, sono i sociologi che si sforzano di spiegare ciò che spiegabile non è.

Volevo starti accanto, inseguire la mia ombra, il mio Ken ma sono stata brava a confondermi con le mie certezze e abbiamo creduto di essere troppo diversi, ci siamo creati un muro di bugie che basterebbe lanciare un sasso per farlo crollare. Abbiamo finto di non capire e ci siamo nascosti dietro frasi fatte e blasfeme allucinazioni.

Presente ed imperfetto si fondono, confondono tra le mie parole, occorre allentare la presa ma sono consapevole di non poter rinunciare troppo a lungo alla mia ombra da inseguire. Non sono adatta alla mediocrità, non sono adatta agli uomini qualunque vestiti con giacca e cravatta senza brividi che percorrono il mio corpo.

Necessito della fonte, delle parole distratte, dei discorsi preziosi, dei pensieri contorti, delle paure e della malattia che si è impossessata di me ed è forte è qui dentro di me. Male inguaribile e cattivo, mi vomita addosso, mi sciaccia le vertebre per non farmi respirare. Mi divora lo stomaco, lo strozza ogni giorno con le sue dita sottili e invisibili. Prima c’eri te a sconfiggerlo, te che mi sorreggevi e mi indicavi perché non era possibile mollare… adesso non so quanto senso abbia lottare e combattere senza il premio finale, senza la lauta ricompensa. Ho paura di restare sola, ho paura di rimanere incastrata dalle mie debolezze, volevo te accanto per buona parte del mio cammino, volevo che mi conducevi, che mi indicavi il modo di gioire di me stessa, di noi, di godere della vita e della nostra affinità. Volevo volare con i tuoi consigli… ecco nuovamente imperfetto…

No, voglio te, voglio il tuo amore, voglio addormentarmi con i tuoi sorrisi, i tuoi “notte, a domani”, i tuoi “tranquilla, ci sarò, non sarai mai sola”. Assaporo il tuo profumo in questa bizzarra primavera, c’è il tuo respiro nella mia stanza e il tuo odore nei pori della mia pelle, adesso vorrei parlare con la tua bocca, sentire inebrianti melodie e per poi venir “catturata”.

Si, quel momento ci sarà nuovamente perché ami nasconderti devo solo aspettare e trovarti di nuovo, no, saranno i nostri cuori a chiamarsi nuovamente… C’è un filo ROSSO che li lega.

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