Concepcion Bellorin: la judoka tuttofare

La sua avventura nel torneo di judo nella categoria dei -57 kg – la stessa dell’olimpionica azzurra Giulia Quintavalle – si è chiusa ben presto: già ai trentaduesimi. Qui Concepcion Bellorin (per tutti in squadra Conchi), dopo aver subito uno shido per passività dopo 1’11” dei cinque previsti di combattimento, aveva fatto sussultare il proprio angolo mettendo a segno uno yuko dopo 4’04” e portandosi in vantaggio. Margine però svanito a dodici secondi dalla fine per l’ippon – lo schienamento, che corrisponde al ko nell’arte marziale giapponese – subito dalla propria avversaria.
Così il sogno di Concepcion Bellorin, una delle componenti della squadra spagnola, si è esaurito ben presto.

IL VIAGGIO A MADRID E I LAVORI NOTTURNI – La sua storia, però, è di quelle particolari. r arrivare a Londra ha dovuto avere la meglio, sul fronte interno, di uno dei miti della disciplina in Spagna (Isabel Fernández, bronzo ad Atlanta e oro a Sydney).
Bellorin ha iniziato a praticare judo a dodici anni, ma il suo cammino non è stato di certo tra i più semplici. Originaria della regione di Extremadura (una delle più povere), oltre ad allenarsi, per migliorare il proprio judo, all’età di diciotto anni si è trasferita a Madrid per migliorare il proprio judo.

IL GIAPPONE SULLA PELLE – Qui, oltre ad allenarsi sul tatami, per mantenersi ha fatto qualsiasi tipo di lavoro: dalla commessa alla guardia notturna con orari abbastanza impegnativi (dalle 11 la sera alle 7 del mattino).
Eppure, per lei, il judo ha sempre rappresentato l’essenza della propria vita, tanto da aver chiamato il proprio cane con un nome giapponese ‘Ichi’ (ossia uno) e aver tatuato sul polso un fior di loto (simbolo nipponico per eccellenza).

STAKANOV AL FEMMINILE – Non a caso, Bellorin si allena con costanza per cinque ore al giorno (dalle sette a mezzanotte) in giornate per lei sempre molto intense tra il lavoro quale commessa in un negozio di articoli sportivi (dalle 6 alle 11), quello in una mensa per bambini (tra le 13 e le 15) e l’insegnamento del juodo ai più piccini (tra le 17 e le 18).

L’ABBANDONO E IL RIENTRO – Segno di una profonda passione per una disciplina che le ha anche riservato diversi infortuni (tra tendinite e operazioni alla spalla), tanto da portarla a pensare di mollare, a 28 anni, rientrando a casa. Proprio in Extremadura tra i suoi cari, Bellorin ha ritrovato il suo vigore e quello smalto che l’ha portata sino ai Giochi di Londra. Purtroppo, per lei, conclusisi troppo presto. Tuttavia, dietro l’angolo, c’è ancora la chance chiamata Rio 2016.

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