Il caso Schwazer… e della debolezza umana

A suo malgrado è diventato l’uomo di questa Olimpiade. Si cercava un personaggio, un’atleta di cui parlare e anche sparlare ed è arrivato. Non si è ahimé parlato di medaglie, ma di doping. E’ sulla bocca di tutti, del rigattiere, degli appassionati e anche dei media stranieri: il caso Schwazer.

Sono, o meglio siamo, tutti un po’ scioccati. Questo ragazzo con la faccia pulita, questo ragazzo che quattro anni fa ci ha commosso dopo aver tagliato per primo il traguardo, questo ragazzo che molti l’hanno già definito il “nuovo Pantani” o peggio ancora questo ragazzo che “ci ha tradito”.

Alex Schwazer non parteciperà alla prossima Olimpiade è stato squalificato per doping. Ribadisco PER DOPING e dopo il ricatto emotivo delle lacrime di ieri sera al TG1 e di oggi in conferenza stampa si sprecano i “poverino”, “chissà cosa deve aver passato”, “speriamo recuperi”.

Io credo di essermi persa qualche passaggio.
Anch’io ieri mi sono commossa, è straziante vedere una persona distrutta e credo nella sua più totale e profonda disperazione, ma non so (prendetemi per malfidente) quanto questa disperazione sia figlia dell’ammissione di colpa o del fatto di aver perso tutto. Mi spiego meglio: è disperato perché non ha più quello che voleva? Perché è stato scoperto? Perché voleva vincere?

Citando Andreotti mi vien da dire: che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. Mi dispiace per la persona, capisco o posso immaginare che questi non saranno per lui momenti facili, che ricostruirsi una credibilità è davvero difficile, ma quando penso a “poverino”, penso a Tania Cagnotto, penso a chi arriva quarto, quinto o anche ultimo e ha lottato con le PROPRIE forze sino alla fine e poi, purtroppo, si è dovuto arrendere alle REGOLE dello sport.

Penso anche che sia sacrosanto dare a chiunque una seconda possibilità, perché tutti ne dovremmo avere una, perché gli errori si commettono e bisogna avere la chance di riscattarsi, di dimostrare che è stato un brutto e sciocco incidente di percorso. Ma non voglio scusarlo all’infinito.

Leggo di persone che dicono: “ha avuto il coraggio di ammetterlo, c’ha messo la faccia”.
Vorrei far presente che sì, ha ammesso, ma dopo essere stato scoperto. Insomma, se becchi un ladro rubare in una gioielleria di notte, di certo non potrà dirti che stava facendo due passi! Mitizzare una persona che ha sbagliato mi sembra follia pura.

Tutti noi ci troviamo di fronte alle avversità, quella di perdere un lavoro (come la sottoscritta), quella di ritrovarsi solo e altre ancora. Ma tutti noi abbiamo la possibilità di scegliere. Di scegliere quello che vogliamo essere e quale cammino intraprendere.

Io ad esempio potrei andare a rubare, prostituirmi oppure rimboccarmi le maniche e affrontare la vita con onestà. Le scappatoie ci sono ovunque, ma è il rispetto che hai di te e per chi ami che non ti fa affondare. Forse qualcuno penserà, sta andando fuori tema, io no credo. E’ frustrante non lavorare, è frustrante a 31 anni chiedere aiuto ai propri genitori, dopo anni di sacrifici, di studi, di progetti, di sogni… Ma non ho mai pensato di vendermi. E’ la stessa cosa: vedi i tuoi amici o conoscenti che vanno forte, e tu sei fermo ai box. Perché non trovare un’alternativa?

Schwazer voleva l’alternativa più facile… perché sì, ricito Andreotti… il potere logora chi non ce l’ha. Non accetto che mi si prenda in giro, non accetto che si dichiari: “non avrei partecipato ai Giochi”… perché allora cosa ci sei andato a fare in Turchia? Volevi vincere. E il successo, il denaro, gli sponsor, la fama fanno gola. Ecco… la debolezza umana.

Mi auguro solo e gli auguro che abbia la serenità per ricostruirsi una vita, che abbia persone che possano stargli accanto. Ma non di più. E se vorrà tornare a marciare, beh, ci sono molti sportivi cui è stata data una seconda opportunità, sportivi trovati positivi e poi vincitori di medaglie olimpiche.

La marcia è un viaggio in solitario, correre è un viaggio dentro noi stessi… i sostenitori li troverai lungo il cammino.

3 risposte a “Il caso Schwazer… e della debolezza umana

  1. Sorry, ma non la penso come te. O almeno, non del tutto. Nemmeno io lo scuso all’infinito e – sono più oltraziosta di te – gli chiuderei le porte delle Olimpiadi, semmai fossero ancora aperte. Ma facciamo un’esame di coscenza, soprattutto noi che facciamo questo mestiere: non è che il nostro modo di raccontare lo sport, o piuttosto di decantare le vittorie, orienti molto la scelta delle persone, in questo caso degli sportivi? Solo chi vince merita il palcoscenico, merita il palco. Vabbè, anche chi perde, chi impiega venti minuti a fare i centro metri a stile. Ma tutto questo, beninteso, solo a Giochi. Già, i Giochi, l’unica vetrina per chio s’ammazza di fatica per quattro anni e si gioca tutto in una manciata di giorni. Non lo giustifico, mai e poi mai. Ma non lo criminalizzo.

  2. Difatti… nemmeno io lo criminalizzo… tanto meno pretendo di trovare persone che la pensano come me. W l’articolo 21!

  3. Concordo con te, Anto..d’altra parte nel mondo e nella vita c’è chi riesce ad andare avanti rimanendo se stesso (senza “alterazioni” di sorta) e chi, invece, pensa che la scorciatoia, la furbata o qualsivoglia di simile (magari con la giustificazione che già lo fan tutti e non vuol passare per “fesso”) servono “naturalmente” per andare avanti (o davanti) agli altri!
    Il pensiero maligno che mi viene sul caso di Schwazer è che la (presunta? sospetta?) influenza che gli avrebbe impedito di fare la 20km altro non era che la “giustiifcazione” bella e pronta nel caso lo avessero beccato post 50km (“non sono dopato ma ho preso questi farmaci, questi ricostituenti..non sapevo cosa c’era dentro…non sapevo cos’erano…etc etc…forse la “febbre” gli è venuta davvero come conseguenza dell’assunzione dell’ EPO, chissà?)…fatto sta che l’han controllato prima della “sua” gara (e qua concordo sul fatto che, spesso, si mitizza all’inverosimile l’atleta che comunque devo gareggiare con e contro altri 7, 20, 100 atleti…e non sarebbe anche la “loro” gara?!?!?) e quindi, rien va plus, stop ai giochi!
    Ad essere benigno mi vien da pensare che tutte le lacrime, il dolore e quant’altro siano conseguenza del suo essere davvero un bravo ragazzo che l’ha fatto più grossa di quanto pensava o immaginava (o, magari, davvero non pensava e non immaginava proprio!)…ma qui, oltre ai comunicati ufficiali di CONI, FIDAL e FORZE ARMATE, ho apprezzato le parole del padre di Alex…e al di là di tutto, una volta tanto!, nessun strepito di “complotto”, “congiura” (lo schermidore Baldini ne sa qualcosa), nessuna ricerca di alibi o di improbabili colpevoli…per questo nessuno vuole “mitizzare” l’assunzione di responsabilità di Schwazer ma, fatto è, che è un caso raro!

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