Barche e direzioni


Guardo una barca in mezzo al mare.
Viviana, detta Viv, dice che la rilassano… le barche, il mare non lo so.

A me invece piace pensare che navighino sole, seguendo il vento e basta.
E invece no, seguono una direzione. Pure loro. Tranne me.

Sembra che tutti sappiano dove andare, io sono una pallina di un flipper vecchio, stile anni ’50, quelli in cui mettevi il gettone e giù, la pallina moriva.
Cadeva, legge di Newton.
A me non piacciono i flipper, non sono mai stata capace. Direi che no, non sono una pallina di flipper.

Allora, una da tennis, che prende un sacco di sberle dalle racchette e vengono scaraventate a velocità Ferrari. Che ne so, mi immagino Nadal, che tra l’altro è anche di Maiorca. Ma a me non piace giocare a tennis, vederlo sì, ma giocarci proprio no. Sarei una pallina inutile. Poi la terra rossa… almeno una pallina d’erba. Perchè devo essere una pallina?

Ah, già per la direzione… non posso essere semplicemente un turista a Tokyo? No, non è credibile. Non sono da Giappone, non mangio nemmeno il sushi. Il pesce va cotto.

Alla fine non riesco a decidere nemmeno cosa sono, figuriamoci dove andare.
Sarà il caso di impostare il navigatore, ma quello del cellulare, perchè non ne ho mai posseduto uno. Non ho nemmeno la macchina!
E allora, dove credo di andare?

Ecco, sto ferma e guardo la barca andare via, almeno lei sa dove.

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