Tutto in una nota…

Sofia e Andrés avevano amici in comune, si erano visti a qualche evento, ma non erano andati al di là del “ciao”. Erano passati due anni dall’ultima volta in cui si erano intravisti, due rapidi sguardi e poi il destino li aveva portati a intraprendere strade diverse. Entrambi spagnoli avevano lasciato il loro Paese per motivi di lavoro. Andrés insegnava in Francia al Jacques Thibaud di Bordeaux, mentre, Sofia aveva ricevuto varie offerte come prima violinista sia al Liceo di Barcellona, la città che da quattro anni l’aveva adottata, sia a Roma a Santa Cecilia. Alla fine optò per l’Italia. Aveva 30 anni e una gran voglia di cambiare aria. Andrés invece aveva traslocato da poco. La Francia non era nei suoi pensieri, tantomeno andare all’estero, ma non poteva non accettare l’offerta. A Salamanca non aveva combinato molto, aveva un buono stipendio, ma doveva dipendere dagli umori di Miguel López, il direttore, e questo Andrés non riusciva a digerirlo. Lui voleva dirigere. Ad agosto, Andrés lasciò Salamanca. E così, prima fece la valigia per Bordeaux e poi, a settembre, per Berlino – ma solo per un weekend. Nella capitale tedesca ci andò anche Sofia. Andrés era stato invitato a tenere una lezione sui musicisti della seconda scuola viennese, Sofia invece era lì ad assistere al convegno. Erano andati a cena assieme, si erano scambiati i reciproci Facebook e skype e avevano iniziato a scriversi. Erano ormai passati sette mesi da quell’incontro…

Sofia: “Non è vero che non ti dico mai niente. Ci metto un po’ tutto qua. Con i miei tempi”.
Andrés: “Sofi, calmati. Stavo solo dicendoti che…”
Sofia: “Non è che andiamo tutti alla stessa velocità, sarebbe troppo facile, a volte bisogna aspettare l’altro e dargli un po’ di tempo. Non significa che non si arriva, non è mica una questione di velocità e prestazione. Le persone si devono allineare, sentirsi e mediare un ritmo che potrebbe fare al caso loro. Sino a quel momento, sono tentativi. Insomma, è quasi come la macchina e i giri. C’è chi li ha più lunghi e chi invece no”.

Le parole le uscivano da sole, un misto di rabbia e frustrazione verso l’uomo che aveva imparato ad amare a distanza, ma anche verso se stessa. Si era resa conto che le storie precedenti non l’avevano cambiata. Era rimasta la solita introversa quando si trattava di parlare dei propri sentimenti.

Andrés: “Ok, ho capito. La metafora della voiture e della velocità, ma di certo non volevo farti arrabbiare, la mia era solo una battuta”.
Sofia: “Già, ma ogni volta punti il dito su quello che dico o non dico, su quello che dovrei esprimere e non faccio. Non sono come credi. Dovresti imparare a vedermi con i miei occhi, anzichè crearti nella testa un’immagine che non appartiene alla realtà”.

Era la paura che la faceva parlare, la paura di non essere mai all’altezza, la paura di dover giustificare ogni comportamento, ma anche la paura di rovinare quello che in questi mesi era riuscita a costruire, una piccola serie di certezze che le avevano fatto capire che poteva tornare ad amare di nuovo. Poteva nuovamente fidarsi dell’altro sesso. Anche se il passato di Andrés le metteva un po’ d’ansia, ma lui non aveva omesso niente. Lui si era aperto come non aveva fatto con nessun’altra. Lui, per una volta nella vita, con una donna, era stato davvero sincero…

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