Il mal d’amore

tempo

Era successo di nuovo. Ana era nuovamente sola. Un’altra storia andata in fumo, un’altra fine da assimilare e un’altra ferita sulla sua fragile anima da rimarginare.
Essere amata era diventato così tremendamente difficile, lei che invece aveva così tanto amore da offrire. Erano le nove di sera di giovedì 13 marzo e l’unica cosa che Ana voleva fare in quel momento era chiamare Susanna, la sua migliore amica, lei sì che sapeva come affrontare la situazione, lei sì che non l’avrebbe abbandonata.

Ana e Susanna si erano conosciute più di dieci anni fa durante una vacanza studio a Londra. Susanna, la razionale, diplomatica e solitaria. Ana, il suo esatto opposto: impulsiva, passionale e troppo poco indipendente. Ana era originaria di Madrid mentre Susanna era di Verona, avevano iniziato un’amicizia epistolare che poi con gli anni si era solidificata, tanto da spingerle a trasferirsi a Cambridge per intraprendere il dottorato di ricerca.

Quattro gli anni di differenza, Susanna trentenne e già docente presso la City University di Londra con un phD in storia dell’arte contemporanea e un part time a Sotheby’s. Ana invece, 26 anni, ha ancora un PhD da terminare in antropologia sociale (con discussione prevista nel marzo del 2015) che però fatica a prender forma. Nell’ultimo anno e mezzo le attenzioni di Ana erano rivolte verso Peter, irlandese di Dublino, 35 anni e tutor presso il suo dipartimento.

Peter l’aveva lasciata proprio quel giorno. Il motivo? “Non l’amava quanto lei”, come se l’amore si potesse misurare a kili, continuava a ripetersi… ma Peter, proprio come Jorge, Christian e Matias l’avevano lasciata con la stessa motivazione “Ana, non ti amo abbastanza, forse non sono pronto…”. A lei quell’abbastanza non era mai andato giù, lo trovava di troppo e difficilmente riusciva a quantificarlo.

E adesso guardava fissa, in lacrime, il suo telefono, con la speranza di trovare Susanna,
“Ana, Ana? Sei tu?”
“Peter mi ha lasciata”
“Sarò da te in 20 minuti, anzi dammi qualche minuto in più, mi fermo da Subway a far rifornimento. Hai la nutella?”
“Noooooo”. e scoppiò in un pianto disperato.
“Sto arrivando. Te nel frattempo respira profondamente”.

Le delusioni. Ana le superava grazie al supporto di Susanna con quintali di patatine e toast alla nutella.
In appena venticinque minuti, Susanna era già a casa di Ana con tutto il kit necessario, che col tempo era alquanto collaudato: cibo, iPod con canzoni d’amore e bloc notes per prendere appunti e analizzare il dramma, anche se poi rispondere alle domande di Ana era praticamente impossibile… ma Susanna sapeva che quella sarebbe stata una lunga notte o meglio la prima di una lunga serie…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...