Day 114 – 2020 (a volte è questione di tempi)

Overlooking Pichilemu and watching the swells roll in, inviting surfers

Erano passati 3 anni dall’ultima volta che si erano parlati, dall’ultima volta che si erano visti, toccati, baciati, dall’ultima volta che si erano detti: “basta!”.
Leonardo e Ludovica erano molto più che amici, si erano fatti compagnia a vicenda, ma sfortunatamente nessuno dei due voleva la stessa cosa. Viaggiavano su onde diverse con tempi differenti, un po’ come se non si fossero mai incontrati veramente. E da oltre tre anni ormai nessuno dei due sapeva dell’altro, quelle due strade continuavano a restar parallele. Leonardo, nel frattempo, aveva una relazione stabile, quella stessa relazione che portò alla rottura con Ludovica. Ormai però nei pensieri di Leonardo c’era Michela, maestra d’asilo animata dal desiderio di convolare a nozze, prosecuzione naturale della loro storia. Ne discutevano ormai da tempo e questo sembrava essere l’anno buono. Non ne avevano ancora parlato con i rispettivi genitori ed amici, ma Michela già fremeva con i preparativi. Dove sposarsi? Chiesa? Villa? Castello? Comprava riviste, spesso passava i pomeriggi guidando alla ricerca del posto perfetto… e più cercava e più si convinceva che la parrocchia di San Giorgio fosse perfetta. D’altronde erano entrambi di Sassuolo e lei era una fervente cattolica: non poteva che essere che quello il luogo per suggellare il loro amore.
Un giorno andò a parlare con Don Felice, il parroco che l’aveva vista crescere e che non poteva non essere contento per quella ragazza, che finalmente a 35 anni sarebbe convolata a nozze. I due decisero anche la data, l’11 luglio. Mancavano 5 mesi, ma Michela promise a se stessa che ce l’avrebbe fatta ad organizzare tutto in questo periodo. L’unico problema era dirlo a Leonardo, lui che ai cambiamenti era sempre un po’ restio, soprattutto se così repentini. Ma a lei piaceva quell’11 luglio del 2020 e si sarebbe sposata a tutti i costi. E così una sera, dopo aver fatto l’amore, Michela vuotò il sacco. Spiazzato e disarmato, Leonardo accettò e fu così che iniziarono i preparativi in una lotta contro il tempo.

[…]

Il grande giorno finalmente arrivò e alle 6 del mattino suonò la sveglia. Leonardo non si ricordava di averla messa così presto, sul display del cellulare comparve #unconventionalwedding. Eh sì, quella era la data in cui doveva – per gioco – sparsi con Ludovica. Posò il telefono sul comodino e cercò di addormentarsi di nuovo, ma non ci riuscì. Ludovica era piombata con prepotenza nella sua vita, con la stessa forza e ferocia con la quale decise di andarsene e di non sapere nulla di lui. E, per uno scherzo del destino, quella era la loro data. Quando si conobbero nessuno dei due aveva una relazione, anzi si asciugarono le lacrime a vicenda per la fine delle loro storie e per scherzo decisero che, se entro il 2020 non avessero avuto una relazione stabile (beh!), in quella data si sarebbero sposati e sarebbe stato un #unconventionalwedding. Avevano deciso anche la data, l’11 luglio. La stessa voluta da Michela…

Erano ormai le 7 del mattino e Ludovica non voleva più uscire dalla sua testa. Forse non c’era mai uscita. Lui aveva scelto Michela perché era l’esatto contrario di Ludovica. L’aveva fatto perché così non avrebbe dovuto fare paragoni e non avrebbe pensato troppo a lei perché in fondo, anche se continuava a negare al suo cuore, lui si era innamorato ma non l’avrebbe mai ammesso. Era troppo presto e voleva il suo anno di libertà. Ma adesso lei, lei aveva fatto ritorno nella sua vita, il giorno delle sue nozze, non poteva far finta di niente. Non questa volta. E così decise di chiamarla. Al terzo tentativo Ludovica rispose… Erano le due di notte quando Ludovica sentì suonare il telefono. Si era appena coricata e pensò: “Un altro turista che vuole affittare tavole da surf!”.

E invece su quel display appariva il nome di Leonardo. Aspettò la terza chiamata prima di rispondere. Ludovica oramai viveva in Cile, se ne era andata dopo aver chiuso con lui. Voleva andarsene da tempo, approfittò dell’occasione e andò a sanare il suo cuore altrove. Doveva lasciare l’Italia, doveva lasciare Cesena e ricominciare da capo. Diede le dimissioni in azienda e decise di seguire due delle sue più grandi passioni: il mare e il Sud America. Insegnava surf, kite e windsurf a Pichilemu, nel paradiso dei surfisti e spesso aiutava nell’organizzazione delle competizioni internazionali. Ludovica aveva cambiato completamente vita. Al suo fianco però non c’era nessuno. Aveva avuto qualche storia, ma nulla di importante, nessuno che valesse veramente la pena. In compenso si era comprata un cane: Mio, un Terranova pelosissimo con cui faceva delle grandi corse in spiaggia. Correva. Correva spesso per dimenticare.

“Ciao, come stai?”, una frase rimasta lì, penzolante, sul filo. Leonardo e Ludovica erano imbarazzati. Leonardo provò a scrollarsi di dosso la paura iniziando la conversazione e spiegando il motivo della chiamata: la coincidenza con il suo effettivo matrimonio. Lui però non voleva sposarsi, se solo fosse riuscito a parlarle. Ludovica lo ringraziò della chiamata, gli disse che si trovava in Cile e che era notte fonda da lei: gli augurò buona fortuna per la nuova vita che stava per intraprendere (Cos’altro poteva fare? Lui stava per sposarsi!) e chiuse velocemente la conversazione. Leonardo non riuscì a dire nient’altro, non riuscì a confessarle nulla, rimase con il telefono in mano e una conversazione interrotta.

Ludovica allora abbracciò forte Mio e si addormentò piangendo…
Quelle due strade, in fondo, non avrebbero dovuto mai incontrarsi.

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